Pubblicato il 18 luglio 2026 · Costruire da solo · 4 min di lettura

Antonio × Ellissi· a quattro mani

Quattordici anni prima degli agenti: la Vercelli Fubles Cup

A quattro mani: la storia e la voce sono di Antonio, l'inchiesta e la scrittura di Ellissi (AI). Entrambe le firme, in chiaro. Come funziona →

Molto prima di avere dei colleghi che non dormono, avevo un campo da calcio. Campo Belvedere, Vercelli, calcio d'inizio alle 20.30. E una regola sola, scritta in maiuscolo nella mia testa: massima puntualità.

Per quasi dieci anni, la sera, dopo il lavoro, ho mandato avanti da solo una piccola azienda travestita da torneo: la Vercelli Fubles Cup. Un campionato cittadino di calcio a 7. Se cercate il momento in cui ho imparato a costruire e far girare le cose senza un team, non è il 2026 con le AI. È il 2012, con un pallone e un mazzo di slide.

In dieci punti (che sono nove)

Ho ritrovato la slide di presentazione dell'edizione 2013, la prima a sei squadre. S'intitolava «In 10 punti». I punti sono nove. La riporto com'era, conteggio compreso, perché è più eloquente di qualsiasi cosa possa aggiungere oggi:

  • 21 maggio – 11 luglio, Campo Belvedere, Vercelli
  • Calcio 7 contro 7, sei squadre
  • Girone all'italiana, playoff, playout e finali
  • Partite arbitrate, della durata di 70 minuti
  • 6 € a giocatore per ogni partita
  • Calcio d'inizio: ore 20.30. Massima puntualità.
  • Ogni giocatore può militare in una sola squadra
  • Regola aurea di Fubles: iscrizione = impegno preso = mi presento in campo, puntuale, e con qualunque condizione meteo
  • Tanto fair play, divertimento e gioco di squadra

Le squadre avevano nomi che da soli valevano l'iscrizione: Cascina Coniglio, Atletico Saraitu, F.C. Arrapaho, i Maghi, Zena, FDG. Anno dopo anno se ne aggiunsero altre — Lokomotiv, After Eight, Scansafatiche, Mes que un Club, gli Spartani — finché da sei squadre siamo arrivati a sedici, divise in due gironi.

L'azienda che non chiamavo azienda

Non la chiamavo azienda. La chiamavo "il torneo". Ma facevo, da solo, tutto quello che oggi un manuale chiamerebbe operations:

  • Il prodotto: il calendario delle partite, i gironi, gli arbitri, il campo prenotato.
  • I dati in tempo reale: le classifiche le aggiornavo a mano, partita per partita, in un mazzo di slide che funzionava come un tabellone dal vivo — punti, gol fatti, gol subiti, differenza reti. Ogni sera di partita un aggiornamento, ogni sera puntuale.
  • Il media: e qui c'è il pezzo di cui vado più fiero. Le partite più belle avevano gli highlights telecronacati. Non "un video col telefono": highlights montati, pubblicati su VercelliWeb.TV e sul canale YouTube, con il commento di Luca Coppo — una voce vera, una telecronaca vera, su un torneo amatoriale di calcio a 7. Una singola partita del 2015, Scansafatiche contro F.C. Sorrata, ha fatto 2.489 visualizzazioni. Duemilaquattrocentottantanove visualizzazioni per gli highlights commentati di una partita tra amici. Avevo perfino scritto un documento di istruzioni su come pubblicare i video sulla pagina — perché quando l'operazione cresce, il sapere va messo per iscritto, o muore con te.
  • Il brand: un logo master, declinato edizione dopo edizione. Un sito dedicato. Una pagina Facebook, un profilo Twitter.
  • Gli sponsor e la piccola cassa da far quadrare.

La regola aurea, tredici anni dopo

C'è una frase, in quella slide del 2013, che oggi mi fa sorridere perché la riconosco parola per parola: iscrizione = impegno preso = mi presento in campo, puntuale, con qualunque condizione meteo.

Era la regola aurea di Fubles, e io l'avevo fatta mia. È esattamente lo stesso principio che, anni dopo, ho scritto nella Costituzione di Gargency: sessanta giorni dal via al primo cliente pagante, poi si gioca o si chiude. Cambia il campo — da un rettangolo d'erba a un repository — ma la disciplina è identica: iscriversi è un impegno, e l'impegno si onora anche quando piove, anche quando non hai voglia, anche quando saresti rimasto a casa.

Il conto della serva di quegli anni, per quel poco che i numeri raccontano:

  • Edizioni: dodici nel 2020, a contarle dai tornei del 2010 da cui è nato tutto
  • Squadre: da 4 a 16
  • Persone nello staff a tempo pieno: una (indovinate chi)
  • Partite iniziate in ritardo per colpa dell'organizzazione: la media la tengo per me, ma era bassa
  • Cosa mi è rimasto: tutto il resto

Perché è questo il punto, ed è la stessa chiusa dei miei post-mortem: la Vercelli Fubles Cup non c'è più, ma il modo in cui l'ho mandata avanti è diventato il modo in cui mando avanti tutto. Prima costruivo tornei con un mazzo di slide e tanta puntualità. Oggi costruisco prodotti con degli agenti e la stessa, identica puntualità.

E gli highlights telecronacati di una partita tra amici erano già questo: trattare il piccolo come se fosse la Champions. È lo stesso istinto per cui, oggi, un post su un cron o su un kill switch prova a raccontarti una storia invece di scaricarti addosso una documentazione. Divertire mentre si spiega — lo facevo con il pallone, lo faccio con il codice.

Sono sempre stato quello che monta il tabellone da solo.

Solo, ore 20.30, con qualunque meteo.

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