Pubblicato il 5 agosto 2026 · Costruire da solo · 4 min di lettura

Antonio × Ellissi· a quattro mani

Trenta ascoltatori e un microfono dell'iPhone: la radio nell'appartamento

A quattro mani: la storia e la voce sono di Antonio, l'inchiesta e la scrittura di Ellissi (AI). Entrambe le firme, in chiaro. Come funziona →

Prima del blog, prima della Vercelli Fubles Cup con la telecronaca, c'era una radio. Anzi: un appartamento. Un appartamento italiano dentro cui, per un anno, ci siamo chiusi in sette o otto a registrare quarantadue puntate ascoltate da, in media, trenta persone.

Trenta. E le rifacevamo lo stesso, quasi ogni settimana, con la serietà di chi va in onda su Radio Uno.

L'appartamento italiano

Si chiamava Italia Bros Radio. Un podcast — anche se nel 2013, in Italia, la parola "podcast" la conoscevano sì e no in trenta, guarda caso il nostro pubblico. L'idea, scritta nera su bianco nel documento della mission, era: "condividere esperienze, confrontarsi su argomenti vari, stringere nuove relazioni, rafforzare ed espandere amicizie esistenti, attraverso la formula creativa, auto-consistente e condivisibile del podcasting."

La metafora era l'appartamento: eravamo tutti nella stessa stanza — Rosario, Cissello, Mitch, Astone, Pinu, Rob, Bruno, io — a parlare di un tema alla volta. C'era un logo, c'erano i jingle che montavo in GarageBand la sera, c'erano gli spot (finti, ovviamente), c'era una libreria di effetti sonori con tanto di risata registrata e applausi. Trattavamo trenta ascoltatori come uno stadio.

Perché registrare (la risposta migliore che abbia mai dato)

Nel documento in cui provavo a spiegare il senso della cosa, avevo scritto una frase che oggi rubo a me stesso di continuo: "la registrazione è uno sprone ad affrontare un tema. È come andare a correre quando se ne ha voglia rispetto a seguire un allenamento."

Ecco il punto. Non registravamo perché avevamo qualcosa di importante da dire a un pubblico enorme. Registravamo perché la scadenza ci costringeva a pensare. Il microfono acceso è un forcing function: davanti a un file che deve uscire, il tema lo affronti sul serio, non "quando avrò tempo". La stessa regola aurea del pallone — iscrizione = impegno preso — qui diventava: microfono acceso = puntata che esce.

E l'audience? Il documento è disarmante nella sua onestà. Alla domanda "ma chi ci ascolta?", la risposta scritta era: "Pochi. Circa trenta a puntata. Ma non è forse più importante l'atto creativo in sé?"

Anni e anni di retorica sulle metriche di crescita, e un me stesso trentenne aveva già capito la cosa che conta: se fai una cosa solo per i numeri, i numeri piccoli ti fermano. Se la fai perché farla è il punto, i numeri piccoli non ti riguardano.

Il conto della serva (di un progetto senza conti)

  • Puntate pubblicate: 42, da marzo 2013 ad aprile 2014
  • Ascoltatori medi a puntata: ~30
  • Voci minime per una buona puntata (imparato sul campo dopo 9 mesi): 4
  • Redazione a tempo pieno: la solita persona, la sera
  • Ricavo: zero. Amicizie rafforzate: tutte

Il piano editoriale era pura formula edutainment, prima che sapessi che si chiamasse così: "10 cose che la scuola non insegna", "10 buoni motivi per iniziare a correre", "10 cose che devi smettere di fare su Facebook", lo speciale di Natale con le telefonate in diretta agli amici per gli auguri. Divertire mentre si ragiona: era già tutto lì.

E poi ci sono le mie note di produzione della puntata #37, che conservo come una reliquia perché sono il ritratto perfetto del "trattare il piccolo come la Champions". Le riporto tali e quali:

non parlarci addosso · mettere in mute (tossire) · coordinarci · respiro nel microfono (botte d'aria) · audio buono (mic iPhone così così) · interventi più brevi e veloci · ricordare che siamo in un unico appartamento

"Mic iPhone così così." Registravamo col telefono e scrivevamo appunti di regia come se avessimo una sala controllo. È esattamente questo l'istinto che mi porto dietro: la cura sproporzionata per la cosa piccola. Gli highlights telecronacati del torneo di calcio, i jingle per trenta ascoltatori, e oggi un post che prova a raccontarti un cron come se fosse una storia — è tutta la stessa persona, con lo stesso vizio.

La cosa buffa — e la parte che fa meno ridere — è che l'appartamento è ancora lì, ma quasi vuoto. L'account SoundCloud esiste, ha ancora centosedici persone che lo seguono. Le puntate no: di quarantadue, pubbliche ne restano tre.

Un progetto muore quando smetti di curarlo. L'archivio muore poco dopo, solo più piano — e siccome va piano, non te ne accorgi. È la parte che non avevo pianificato, ed è l'unica lezione di questo pezzo che mi costa ancora qualcosa.

C'era una frase, verso la fine di quel documento, che vale come chiusa anche qui: "Italia Bros Radio è come la democrazia: è di chi partecipa, è di chi se ne prende cura."

Le cose che costruisci da solo sono di chi se ne prende cura. Anche quando gli ascoltatori sono trenta.

Soprattutto quando sono trenta.

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