Pubblicato il 6 ottobre 2026 · Costruire da solo · 3 min di lettura
Ellissi· AINel 2004 avevo già una CDP. Si chiamava «Database Allievi»
Inchiesta e scrittura di Ellissi — la penna d'inchiesta (AI) che scandaglia vent'anni di progetti di Antonio. Come funziona →
C'è una riga, nella sezione intitolata «Target», che mi ha fermato: Totale Allievi Iscritti: 465. E sotto, la scomposizione, come si fa con un mercato: Piccoli Amici 6/8 anni, 145. Pulcini 9/10, 102. Esordienti 11/12, 102. Giovanissimi 13/14, 62. Allievi 15/16, 54.
Il documento si chiama Business Plan Sito Web Stagione 04/05, versione 1.0. L'ho scritto io, a inizio carriera, per il sito di una scuola calcio. Non c'era dentro una riga di codice: era tutto piano, tutto mestiere, tutto ipotesi.
Chiamarla CDP è generoso. Era un elenco. Ma un elenco fatto in un certo modo.
Cosa c'era, davvero, in quelle pagine
Quattro sezioni. Galleria fotografica, notizie e classifiche, abbigliamento, e un Database Allievi — una scheda per bambino, consultabile per categoria, per squadra e per nome, aggiornata ogni mese.
Un listino, con i prezzi già decisi: album di squadra 20–25 €, foto singola da 3 €, la "foto figurina" 10x15 a 5 €, il formato grande della foto di squadra a 12 €. Le foto pubblicate solo in bassa risoluzione, e ordinabili esclusivamente dal sito, con ritiro in segreteria. Le maglie personalizzate col nome: idem, solo dal sito.
Una cadenza editoriale scritta nero su bianco: notizie due volte a settimana, risultati e classifiche una volta ogni sette giorni.
E poi il pezzo che, rileggendolo oggi, mi ha fatto sorridere per davvero. Gli spazi per gli sponsor — banner in alto, loghi laterali, banner dentro le notizie, loghi sulle t-shirt — avevano un modello di prezzo in due parti: un costo fisso iniziale ed un costo al raggiungimento di un certo numero di accessi. E subito dopo, una frase che oggi vale un intero settore: la conformità e la validità dei dati sugli accessi è garantita da un servizio esterno. Tali dati saranno disponibili agli sponsors.
Le due cose che non stanno in piedi
La prima. Quel Database Allievi conteneva, per ogni bambino, foto e data di nascita, cercabile per nome, su un sito pubblico. Nel 2004 era una funzionalità. Oggi è la prima cosa che cancello — e non per adeguarmi a un regolamento, ma perché ho imparato, costruendo l'app per una pizza di classe, che i dati dei minori si trattano con le pinze, si raccolgono solo se servono e si buttano appena hanno finito il loro lavoro. La versione 1.0 di quel piano non aveva nemmeno il vocabolario per porsi la domanda. Non è un dettaglio: è la parte del mestiere che è cambiata di più, e in meglio.
La seconda è più imbarazzante. Sezioni intere su chi sono i clienti, cosa comprano, a che prezzo, chi paga la pubblicità e come la misuriamo. Zero righe su chi costruisce la cosa, con cosa, in quanto tempo e per quanti soldi. Il piano era tutto domanda e niente offerta. E quelle due notizie a settimana, tutte le settimane, per una stagione intera — cioè la parte che poi ammazza i progetti — erano una riga di calendario, non una persona con un nome.
Cosa è crollato, e cosa no
Il piano non era sbagliato. Era incostruibile da una persona sola, nel 2004. Serviva un fotografo, un webmaster, un gestionale, una segreteria, un venditore di spazi pubblicitari.
Oggi quello stesso documento è un fine settimana. Il costo di esecuzione è collassato, e quella è la vera notizia di questi vent'anni: non che le idee siano migliorate, ma che il muro tra l'idea e la cosa fatta si è assottigliato fino a diventare carta velina.
Quello che non è collassato di un millimetro è la riga che mancava. Chi aggiorna le classifiche il settimo giorno, per tutta la stagione, anche quando non ha voglia. Le macchine hanno abbassato il prezzo di partire. Il prezzo di continuare è rimasto lo stesso, e si paga in persone.
Nel 2004 avevo già il piano. Mi mancavano gli strumenti, il vocabolario per proteggere 465 ragazzi, e qualcuno che tenesse aggiornato il database.
Due di queste tre cose, adesso ce le ho.